La filosofia e l’etica dell’etnomatematica: oltre la distinzione tra cultura alta e cultura bassa
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.3035-2940/26181Parole chiave:
Etnomatematica, Educazione matematica critica, Giustizia sociale, Saperi indigeni, Giustizia epistemica, Gerarchia culturale, Filosofia della matematica, Ubuntu, DecolonialitàAbstract
Questo articolo esamina le dimensioni etiche dell’etnomatematica, intesa come l’insieme delle pratiche matematiche radicate nelle culture, spesso informali, orali e non istituzionalizzate. Si sostiene che la marginalizzazione dell’etnomatematica rispetto alla matematica formale e accademica non costituisca soltanto una questione epistemologica, ma anche una questione etica, che coinvolge temi di giustizia sociale, distinzione di classe e gerarchie culturali. Facendo riferimento al modello delle sei attività universali di Alan Bishop, l’articolo mostra come la matematica emerga da pratiche culturalmente situate. Viene inoltre esplorata la relazione tra educazione matematica critica ed etnomatematica attraverso il confronto con i contributi di Ole Skovsmose, Paola Valero e Gelsa Knijnik, al fine di evidenziare la natura etico-politica del campo. Successivamente, il lavoro analizza i diversi quadri filosofici e ontologici presenti nelle tradizioni matematiche indigene, mostrando come l’etnomatematica incorpori visioni del mondo differenti. Attraverso un confronto con altri ambiti della produzione culturale – storia, arte, musica e linguaggio – si evidenzia come la distinzione tra cultura “alta” e cultura “bassa” contribuisca al mantenimento delle gerarchie sociali. Si sostiene infine che il riconoscimento del valore delle pratiche etnomatematiche costituisca un imperativo etico connesso a più ampie rivendicazioni di riconoscimento culturale e giustizia sociale.
Downloads
Pubblicato
Come citare
Fascicolo
Sezione
Licenza
Copyright (c) 2026 Paul Ernest

Questo lavoro è fornito con la licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.